Contro i privilegi, la gioventù si scaglia…

Paradossale, quasi ingrata: una televisione privata come Sky, che ha potuto godere sin dalla sua nascita in Italia di un regime fiscale agevolato che non ha in altre parti d’Europa, decide di lanciare una vera a propria campagna diffamatoria sulle sue reti contro il governo Italiano. La famigerata Iva al 10%, nasce nel 95, con lo scopo di lanciare la Tv satellitare in Italia in quanto mancante. Ed ecco come nel 2002, il volpone Rupert Murdoch approda dall’Australia sulle coste del mediterraneo e lancia un impresa che conta ad oggi 4 milioni di clienti circa e un utile (solo con i suoi abbonati italiani) superiore a quello della Rai. Qualcuno dal cielo (l’Unione Europea), fa notare che l’iva al 10% è in termini di competizione di mercato è irregolare se non giustificata, e minaccia di aprire una procedura di infrazione contro l’Italia, qualora l’iva non venga uniformata per tutte le Tv (senza indicare se debba essere uniformata al 10% o al 20%). La questione passa dalle mani del governo di centro sinistra all’attuale di centro destra, che per risparmiare l’ennesima vessazione dell’Ue ai cittadini italiani affronta il problema, decidendo di uniformare l’iva al 20%, ed ecco che inizia il solito teatrino di buffoni privi di argomenti e in cerca di pesci da pigliare. Il premier, la cui famiglia è la maggiore azionista di mediaset, è prevedibilmente accusato da “tipi sinistri” di stare cercando di agevolare la sua azienda, dimenticando sbadatamente che il provvedimento era passato anche per le mani di quel Prodi, che oggi a sinistra tendono tutti a dimenticare, ma che era al governo fino a 2 anni fa. Oggettivamente parlando, cosa deve pensare un cittadino italiano che magari non ha nemmeno Sky? In un periodo di crisi mondiale dove i soldi mancano ovunque, si sente un magnate di una multinazionale lagnarsi del fatto che adesso le tasse le deve pagare pure lui come tutti gli altri. Più che arrabbiato, mi sento rattristato che la sinistra monti un caso a difesa di un miliardario che non rappresenta assolutamente l’opinione di tutti gli italiani, se non dei suoi 4 milioni di clienti ai quali alzerà i prezzi per mantenere il proprio profitto inalterato. Sarebbe bello se le parti politiche non al governo, lavorassero seriamente per l’interesse Nazionale, e la smettessero di agire su logiche da lobbysmo all’americana. Da sempre Azione Giovani si scaglia contro le sacche di privilegio che ledono l’interesse del nostro popolo e anche in questa occasione, ci auguriamo di poter diffondere la verità, facendo un bel dispetto a tutti coloro che da anni si stanno sforzando di seppellirla.

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06 Dicembre 2008 | Categoria: Varie |

  1. 2 commenti a “Contro i privilegi, la gioventù si scaglia…”

  2. Bravo hai colto nel segno.
    Il caso Sky può infatti riassumersi in due concetti:
    1- La detassazione al 10% altro non era che un incentivo iniziale, per una nuova tecnologia mediatica. Essendo appunto strutturato come tale avrebbe dovuto decadere sin dal ‘98 quando la Sky iniziava a registrare diverse migliaia di sottoscrizioni.

    2-Può davvero ritenersi antitetico, nonchè “sgualdrinesco”, il fatto che la sinistra pur di contrastare l’opera governativa, in un periodo di crisi si schieri in difesa di un’elite di consumatori come è quella di Sky.

    Se proprio devo essere oneste preferivo i comunisti che mangiavano i bambini piuttosto che i PD-ellini che mangiano decoder.

    Da Magno il 17 Dic, 2008

  3. Ciao a tutti. Condivido pienamente il pensiero espresso nell’articolo. Il vero problema, desumibile dalle vesti stracciatesi in difesa del magnate australiano, è che l’Italia è il Paese delle riforme attuate a metà. L’Unione europea giustamente bacchetta il nostro Paese a causa di un privilegio che non trova alcun tipo di giustificazione. Da anni i profeti del liberismo propongono campagne volte a convincere tutti della bontà della libera concorrenza nell’interesse dell’economia globale. Per quale motivo, allora, il Sig. Sky deve beneficiare di uno sgravio fiscale contrariamente ai suoi concorrenti del settore radiotelevisivo? A mio parere, sussistevano elementi sufficienti perché il problema fosse sollevato a livello nazionale, prima ancora del più che condivisibile intervento di Bruxelles. Restando nel contesto radiotelevisivo, mi viene voglia di lanciare un altro sasso nello stagno a proposito del sistema di finanziamento di “Mamma RAI” che, a differenza di tutte le emittenti private, percepisce somme grazie non solo alla raccolta pubblicitaria, ma anche tramite il famigerato canone. Questa anomalia, inaccettabile sulla base dei principi della libera concorrenza, troverebbe giustificazione nel fatto che la RAI svolgerebbe il cosiddetto servizio pubblico e quindi avrebbe bisogno di maggiori risorse. Ma cosa resta oggi di questa antica primogenitura? Non serve fare esempi concreti per evidenziare come si tratti di obiettivi da lungo tempo abbandonati. Si tenga conto, poi, che nel 1993 gli italiani, tramite un apposito referendum, si espressero a favore della privatizzazione delle tre emittenti di Stato. Scusate la mia divagazione, ma la ritenevo utile per evidenziare come le anomalie nostrane in fatto di concorrenza siano ben lontane dall’essere ovviate. Un caro saluto.

    Da Filippo R. il 27 Dic, 2008

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